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   La serata in cui ho smesso di contare i centesimi

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   La serata in cui ho smesso di contare i centesimi  
 
agnellaoral
Posté le 10/06/2026 à 15:15:22
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Sono un padre single. Ho una bambina di sette anni che si chiama Sofia e che mangia la pasta solo se è a forma di stelline. Lavoro come magazziniere in un centro di distribuzione. Otto ore al giorno a spostare scatole che pesano quasi quanto lei. La sera torno a casa con le braccia che fanno male e la testa piena di numeri di colli e codici a barre.

Non c'è spazio per il lusso. Non c'è spazio per l'imprevisto. Ogni euro è calcolato, pesato, giustificato. La spesa, la retta del doposcuola, le scarpe che crescono insieme a lei (e che sembrano aumentare di prezzo ogni tre mesi). Qualche sera fa, Sofia era già a letto. Avevo finito di lavare i piatti, sistemato lo zaino per il giorno dopo, controllato che la caldaia funzionasse. Ero seduto sul divano, in mutande e maglietta, con una birra ormai calda in mano.

Non era tristezza. Era stanchezza. Quella pesante, quella che ti si deposita nelle ossa. E in quel momento ho pensato: “Perché no? Tanto non dormo lo stesso”.

Avevo sentito parlare di un posto dai ragazzi del turno di notte. Ne mormoravano durante le pause, tra un caffè e l’altro. “Prova”, mi aveva detto Gianni, “ma non esagerare”. Così ho aperto il telefono. Ho cercato. E sono finito su vavada bonus.

Non sapevo bene cosa significasse quella parola, “bonus”. Pensavo fosse una di quelle robe che ti danno un euro e poi ti chiedono di giocarne cento. Invece ho letto le condizioni. Era semplice: primi depositi, giri gratis su una slot piccola piccola, senza troppe storie. Mi sono registrato in due minuti. Indirizzo email, nome, un numero di telefono. Niente di complicato. Anche per uno come me che quando vede moduli lunghi scappa.

Ho messo venti euro. Solo venti. Era quello che potevo permettermi di perdere senza doverglielo raccontare a Sofia. Senza dover togliere qualcosa dalla sua merenda.

La slot era semplice. Fiori, frutti, cose allegre. Un pulsante verde grande. Ho iniziato a premere. All’inizio perdevo. Un euro, due euro, cinquanta centesimi. La solita musica. La solita danza. Stavo per chiudere tutto quando ho visto che avevo ancora i giri gratis del vavada bonus. Non ci credevo molto. Ma li ho usati lo stesso.

È successo tutto in fretta.

Il terzo giro gratis ha attivato una combinazione strana. Sono usciti tre fiori viola. Non so che fiore fosse. Un tulipano? Un’orchidea? Non me ne intendo. Ma sul momento sembravano diamanti. Il conto è schizzato da dodici euro a ottantanove. Ho smesso di respirare.

Ho posato la birra sul tavolino. Mi sono seduto dritto. La schiena, che di solito mi fa male sempre, in quel momento non la sentivo nemmeno. Continuavo a premere il pulsante, ma adesso le puntate erano più calme. Più ragionate. Non volevo buttare via tutto in un colpo. Volevo che durasse.

E invece è durato.

I giri gratis continuavano ad arrivare. Una cascata. Ogni volta che pensavo “ora finisce”, la slot ne aggiungeva altri. Tre, cinque, sette. Era come se qualcuno avesse messo il gioco sul “non fermarti più”. A un certo punto ho perso il conto. So solo che quando la musica si è fermata e lo schermo è tornato calmo, il saldo era di duecentotrenta euro.

Duecentotrenta euro. Con venti euro iniziali. Dieci volte tanto.

Mi sono appoggiato allo schienale del divano. Ho guardato il corridoio. La luce della camera di Sofia era spenta. Si sentiva solo il suo respiro leggero. Ho pensato: “Con questi soldi ci compro le scarpe che le servono. E le prendo anche quello zainetto nuovo con i gatti che voleva”. L’avevo vista guardarlo in vetrina, con quegli occhi grandi che non dicono niente ma dicono tutto.

Non ho esitato. Ho incassato subito. Tutto. Anche gli ultimi dieci euro. Non ho lasciato niente nel conto. Ho schiacciato “ritira” e ho guardato la procedura andare a buon fine. Poi ho spente il telefono. L’ho messo sul comodino. E sono andato a dormire come non mi capitava da mesi: senza pensieri, senza calcoli, senza la solita ansia che mi rode lo stomaco.

La mattina dopo Sofia è saltata sul mio letto alle sette e un quarto. “Papà, oggi mi vesto da sola!”. Le ho sorriso. Mentre preparavo il caffè, ho controllato il conto. I soldi erano arrivati. Tutti. Duecentotrenta euro puliti.

Nei giorni successivi le ho comprato le scarpe. E lo zainetto con i gatti. E anche un gelato, tanto per festeggiare. Lei non ha chiesto da dove venissero. Ha solo abbracciato lo zainetto e ha detto “è bellissimo”. Io ho annuito. E per la prima volta in molto tempo, non mi sono sentito in colpa per aver speso dei soldi.

Ora, qualcuno dirà che è stato solo culo. Ed è vero. Qualcun altro dirà che è pericoloso giocare. Ed è vero anche quello. Ma quella sera, su vavada bonus, io non cercavo fortuna. Cercavo un momento per non pensare. E invece ho trovato un paio di scarpe e uno zainetto con i gatti. Che poi è la stessa cosa, se ci pensi.

Non sono diventato un giocatore. Non ho rifatto il deposito. Ho cancellato l’app dopo aver ritirato. Ma ogni tanto, quando la stanchezza si fa sentire e Sofia dorme già, apro il telefono e guardo l’icona. Non clicco. Guardo e basta. Per ricordarmi che quella sera, in mezzo a tutte quelle scatole e codici a barre, per una volta ho vinto io.

E non parlo solo di soldi.


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